Carlo Torriani (Stock)

Nome: Carlo

Cognome: Torriani

Ruolo: battitore libero per l’NBA

Città: Milano

Sport: Vogliamo scherzare?

Giocatore preferito: John H. Stockton

Squadre tifate: (in rigoroso ordine di attaccamento emotivo) Boston, Utah, Miami e un certo attaccamento a Sacto nel periodo Bibby, Peja, Cwebb e zio Vlade, oltre che per la Detroit di Larry Brown (migliore di sempre?). Detesto Bulls, Spurs e Lakers

Hobby: Fumetto

Attore preferito: Bruce Willis (si potrà definire attore? Mah! Vai Bruce!)

Film preferito: Don Camillo (capolavoro senza età, provare per credere!). Andando sul recente, Batman – The Dark Knight, Nolan è un genio.

Cantante preferito: Francesco Guccini (si capisce che sono il nonno di All-Around?)

Serie Tv: LOST (peccato il finale, non brutto, ma sottotono rispetto al resto)

Programmi preferiti: Ho seguito per anni con cupidigia tutto quanto iniziasse con “Mai dire…”, anche se ultimamente mi sono un po’ venuti a noia. Poi, giusto a ribadire che il tempo passa: “Indietro Tutta”, capolavoro di Arbore e Frassica di fine anni 80.

Bio: sono del 74, milanese da generazioni, ingegnere al Politecnico, oggi venditore di sw (che bella l’ICT!?!), sposato e con due meravigliosi pargoli. Sportivamente nasco nuotatore, anche se alle medie ho un piccolo flirt con il basket, presso il prestigioso Centro Schuster di Milano. Finisce lì. Il tutto ricomincia solo a metà delle superiori, il giochino è divertente, e in TV rimango stregato dalla NBA.

Da piccolo avevo sentito parlare di NBA, e soprattutto di Bird e Magic. Non che avessi mai visto giocare nessuno dei due, conoscevo  giusto le facce grazie a quelle magliette grigie con su le caricature. Dovendo in qualche modo schierarmi (è un po’ come Milan e Inter, può non fregartene niente, ma una scelta la devi fare), mi butto di getto verso il contadino di French Lick, forse attratto dalla solita innata simpatia verso quelli che non erano destinati ad una cosa, ma la ottengono per forza di volontà (un bianco che gioca a basket? non corre, non salta? Irresistibile). O forse è solo l’amore che ho da sempre per la città di Boston (vogliamo dire la più bella del mondo?). Il primo contatto televisivo con l’NBA è una partita trasmessa su italia uno, credo una domenica mattina. Giocano i Lakers contro i Bulls, dell’a me sconosciuto Micheal Jordan. Magic invece lo conoscevo. Qualcosa scatta, ma non è ancora amore. Quello arriva più tardi. Guardavo Tele + nero (il nome che nel pleistocene aveva Sky Sport), che allora trasmetteva i programmi non di calcio (e di cui quindi non fregava niente a nessuno) in chiaro. Una partita di Playoffs tra due squadre (e stati, o città) di cui ignoravo l’esistenza. Trattasi di Utah-Portland. E lì è subito amore. John è lì, piccolo, esile, il ragazzo che abita accanto al ragazzo della porta accanto, quei suoi pantaloncini stretti oltre il livello dell’imbarazzo, l’aria di chi è finito lì per sbaglio, cercando la porta del bagno.

Domina la partita. Se c’è speranza per lui, allora c’è per tutti. I Jazz vincono quella partita, ma perdono la serie, complice anche un infortunio proprio a Stockton. Portland vola in finale a sollazzare il Re dell’epoca. Da quel momento però divento uno dei più grandi fan italiani del fenomeno di Spokane. Non che fosse difficile, non eravamo più di 4. Quasi 15 anni a trepidare nell’attesa che il giusto riconoscimento (il titolo) arrivasse per il mio pupillo, ma il destino e il solito insopportabile Jordan lo rendono impossibile. Quando poi The Stock si ritira, ormai il virus dell’NBA è fortemente radicato in me, e a tutt’oggi sono un maniaco dell’NBA. Una volta mi alzavo di notte a vedere le Finali, oggi ci pensano i miei figli a tenermi sveglio di notte, e quindi più modestamente le guardo in differita il giorno dopo.

La passione però è sempre lì.

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