Il Jet decide gara 6, Dallas è campione NBA e Nowitzki l’MVP.

La serie di playoff più “close” della storia del gioco dopo quella del 2007 tra Pistons e Cavaliers, si chiude con la vittoria degli intramontabili Dallas Mavericks che battono 105-95 i Miami Heat e si laureano campioni NBA 2011. In questo ultimo atto della serie i texani hanno legittimato il titolo andando avanti subito e rimanendo sempre in controllo sia emotivo che tecnico del match, nonostante un Nowitzki tutt’altro che esaltante al tiro. Per i big three sarà una lunga estate e il modo con cui hanno abbandonato mentalmente questa serie, non depone positivamente verso il loro futuro. Era chiaro dall’inizio: uno tra Lebron e Dirk si sarebbe tolto una scimmia dalle spalle e quella che è caduta ha i colori tedeschi ed è sostituita dall’award di MVP delle finali per WunderDirk.

Si parte con un Lebron James deciso a coinvolgersi offensivamente, infatti sono suoi i primi 5 punti degli Heat, compresi 9 dei primi 14, ma Barea è semplicemente immarcabile anche per la new entry Chalmers in quintetto. L’equilibrio regna sovrano, ma il primo turning point arriva con poco più di 5 minuti sul cronometro quando Nowitzki commette il secondo fallo con i suoi a -7. Entra Terry ed è un’alra partita. 5-0 tutto suo dal nulla, Cardinal segna la tripla del sorpasso dall’angolo sul 23-22 e, con un’altra bomba di Stevenson, i Mavs volano a +8 prima che la seconda sorpresa di serata, ovvero House, non metta la tripla che ferma l’emorragia.
Due cifre del primo quarto: i Mavs tirano con 13-21 dal campo e 3-6 da 3, mentre gli Heat 11-22 e 2-6 da 3. Percentuali quasi irreali per un elimination game di una serie finale.
Dopo 12 minuti ci sono state emozioni che, al di qua dell’oceano, si vivono in una stagione intera, ma nei secondi 12′ del primo tempo, si trascende sotto tutti i punti di vista. Mahinmi segna un fade away dai 4 metri, Stevenson due triple in fila generate da un’ubriacante attacco texano e gli ospiti volano a +12 con tutta l’inerzia in pugno. Dopo il timeout coach Spoelstra fa sedere Lebron e subito gli Heat rispondono con un 7-0 di parziale firmato da un’altra bomba di House e dal contropiede di Chalmers. Il parziale si allarga sino al 14-0 con la tripla del sorpasso ancora di un indemoniato House sul 42-40. Qui scatta il parapiglia. Stevenson non gradisce l’esultanza di Haslem proprio davanti a lui e lo spinge, Haslem non accetta l’attenzione riservatagli, poi dal nulla compare Chalmers con una spinta decisamente più convinta ai danni di ‘Shawn. Ne nasce una mezza rissa tra tutti i roster e allenatori delle squadre, amministrata in maniera ineccepibile con tre tecnici. Si riparte con gli Heat che sembrano aver meglio metabolizzato l’imprevisto, infatti trovano il terzo fallo di Chandler molto presto, obbligando Carlisle ad andare piccolo con Nowitzki da 5 e, di conseguenza, Spoelstra con Haslem a marcarlo. Si arriva al ferro ad ogni azione con canestri anche troppo facili e Terry inscena il suo secondo show di tempo con sei punti in fila che garantiscono il vantaggio di due punti alla pausa lunga, nonostante un incredibile Nowitzki da 1-12 dal campo.

Il primo possesso della ripresa è immediatamente gestito da Nowitzki che si mette in ritmo con un canestro, ma anche James vuole rientrare nella partita con due assist smarcanti per 5 punti di Chalmers e Bosh. Ancora Nowitzki segna da 3 su un bello scarico di Cardinal (?!?) e, quando Marion fa +8 da rimbalzo d’attacco, è ancora timeout d’emergenza per Spoelstra. I padroni di casa riprendono un minimo d’inerzia sul quarto fallo di Chandler per una puerile spinta su Bosh, ma gli ospiti non affondano. Giocano minuti importanti Cardinal e Mahinmi nel finale di quarto. Kidd mette la tripla del +6 al 24″ dopo che poco prima era stato fischiato uno sfondamento e un tecnico a Wade. Con “the custodian” e Ian Dallas non smette di attaccare grazie ad un paio di iniziative di Terry e il canestro allo scadere proprio del francese dai 5 metri.
Wade apre con due punti e fallo di Nowitzki, ma Barea è assolutamente immarcabile in penetrazione, generando attacco prima per sè e poi per i compagni, ed è proprio una sua bomba che rintuzza la mini-rimonta degli Heat. Terry recupera il tempo perso facendo venire il mal di testa a Lebron e recuperando il pallone per il +12 in contropiede. In questo momento gli Heat comprendono definitivamente che gli altri sono più forti di loro a livello mentale e da lì in poi mettono in campo una serie di scempiaggini non proponibili per una gara 6 di finale. Palleggio sul piede di Wade su un pick and roll, tabellata senza neanche vedere il ferro di James, altra palla persa di James e un linguaggio del corpo che ha mostrato arrendevolezza già a tre minuti dalla fine. I chiodi nella bara degli Heat sono inseriti, giustamente, da Nowitzki con due jumper e un appoggio di sinistro, per far partire l’incredibile, emozionante e quasi commovente celebrazione dei Dallas Mavericks. Un gruppo di giocatori al quale è sempre mancato il centesimo per fare l’euro che volesse dire anello. Ora per tutti è realtà: Dallas è campione NBA.

Simone Mazzola

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